In Spagna mancano oltre 95.000 infermieri e almeno 9.000 medici

“Il problema principale che affligge attualmente la sanità pubblicas pagnola  è il grave deficit di professionisti sanitari”, ha recentemente sottolineato Marciano Gómez, ministro della Salute della Comunità Valenciana.

Non è la prima voce né sarà l’ultima a soffermarsi su questo problema già cronico che affligge il Paese iberico.

I dati parlano da soli. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), in Europa mancano 2,3 milioni di infermieri.

In Spagna il problema è ancora più grave, dato che  è all’ultimo posto in Europa per numero di infermieri.

Pertanto, il rapporto medio nell’UE, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, di Eurostat e dell’OCSE, è di 827 infermieri ogni 100.000 abitanti, rispetto ai 625 del nostro Paese, secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica e dell’Infermieristica generale. Consiglio.

Per avere la media europea degli infermieri, Jesús Jordán, responsabile dell’Occupazione della Federazione dei Settori Sanitari e Socio-Sanitari delle CCOO (FSS-CC OO), anticipa in questo supplemento che “sarebbe necessario assumere 95.000 infermieri tenendo conto tenere conto del numero di infermieri secondo il Ministero della Salute e della proporzione degli infermieri in Europa.

 

Navarra, l’unico che rispetta

Andalusia, Comunità Valenciana, Catalogna e Madrid sono le regioni in cui, secondo questo sindacato, sarebbe necessario assumere più infermieri: rispettivamente 25.000, 14.000, 13.334 e 10.000 professionisti.

Seguono la Galizia, con un deficit di 8.351, Murcia (5.538) e Castilla-La Mancha (4.453).

Nelle Isole Canarie e nelle Isole Baleari il deficit è di oltre 3.000 infermieri ciascuna (rispettivamente 3.153 e 3.106), seguite da Castilla y León dove mancano 2.591.

Seguono l’Aragona, il Principato delle Asturie, l’Estremadura e la Cantabria (1.461, 1.317, 1.284 e 953). Infine i Paesi Baschi e La Rioja, con un deficit rispettivamente di 653 e 600 infermieri.

Nel caso delle città autonome, a Ceuta il deficit è di 108 infermieri e a Melilla ne mancano 41.

Per quanto riguarda Navarra, “è l’unica che soddisfa il rapporto rispetto all’Europa”, sottolinea Jordán.

Per quanto riguarda il deficit di medici, il responsabile dell’occupazione presso FSS-CC OO sottolinea che “ci stiamo avvicinando a un deficit di 9.000 professionisti secondo il ”Modello di simulazione dei medici specialisti in Spagna 2021-2035” presentato dal Ministero della Salute Sanità e che precisa che le specialità di Medicina di Famiglia e di Comunità (83,6%), Anestesiologia e Rianimazione (76,3%), Geriatria (75%), Psichiatria (67,3%), Radiodiagnosi (63%) soffrono attualmente delle maggiori carenze medici.

E la cosa peggiore è che “se le cose non cambiano, i bisogni continueranno ad aumentare e in 13 anni mancheranno 17.765 specialisti, il che rappresenta un aumento del 9% rispetto alle dotazioni del 2021”, aggiunge.

Per quanto riguarda i tecnici infermieristici ausiliari (Tcaes), Jordán spiega che “sarebbe necessario assumere 46.000 professionisti per rinforzare sufficientemente l’organico e allineare le proporzioni di questo gruppo a quello degli infermieri, anch’essi deficitari”.

Inoltre, sarebbe necessario assumere almeno 20.000 professionisti sanitari in più nel Sistema sanitario nazionale (SNS) per raggiungere rapporti di almeno due guardie ogni quattro infermieri e due guardie ogni tre Tcaes, alcuni professionisti, le guardie a quello il Ministero della Salute continua a non considerare l’assistenza sanitaria.

Questo deficit di professionisti denota, secondo Jordán, “che bisogna investire più denaro nella sanità” e che è urgente una corretta pianificazione dei bisogni del SNS.

«C’è stata negli ultimi anni una scarsa pianificazione, soprattutto nel settore infermieristico. Anche se le comunità autonome vogliono assumere, non ci sono professionisti e siamo condannati a continuare questa situazione mentre si formano nuovi professionisti,” dice Jordán, che collega i tre giorni di auto-scaricamento alla carenza di professionisti, poiché se fossero liberati da questo avranno più tempo, sostengono, per partecipare a vere e proprie consultazioni. Ma siamo molto chiari sul fatto che l’importante è che ai cittadini non venga preclusa la possibilità di recarsi a una visita medica. La nostra priorità è che il paziente possa andare dal medico.

In questo senso «capiamo che i tre giorni possano servire come misura temporanea come già accaduto con il covid e le assenze per malattia, ma l’importante è aumentare l’organico. È una richiesta che faremo sempre perché il calo è esagerato e a questo dobbiamo aggiungere i pensionamenti che si avvicinano, e soprattutto garantire l’assistenza diretta ai pazienti”, conclude.

F: L.R

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